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"Le Roi est mort, vive le roi" vs. "Morto un papa, se ne fa un
altro". Campagna elettorale di FdI - AN: 'ottavo peccato
capitale'?
Beninteso, non siamo veggenti, ma si sa che il tempo scorre e - stando a quanto
sancito dall'art. 51 sull'ordinamento degli enti locali, aiutato dalla nostra solita scaltra
percezione delle cose - non mancherebbe molto che i piazzesi si troveranno a vestirsi
di quello che fino a poco prima della Rivoluzione, era un motto tanto caro ai nostri
vicini dell' Île-de-France. Con i cinque anni amministrativi canonici ormai 'alla porta',
ecco presto inaugurato il conto alla rovescia in queste poche ore d'inizio estate, e,
dacché alla morte si è accennato, proseguiamo ricordando che quest'ultima - in molti
casi - arriva sì senza preavviso, ma comunque si dice ancora che "se il padrone di
casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe
scassinare la casa".
E posto che alla morte-ladra non c'è rimedio, a Piazza Armerina i 'padroni di casa' -
sfatando il mito della veglia, i recenti cavilli della legittima difesa, ed
infischiandosene più o meno apertamente del Vangelo di Matteo - hanno ben pensato
di bypassare il tutto, previa scelta saggia di dormirci su sin dal primo vagito post
elettorale, e firmando così la condanna tutta 'paesana' allo sfascio inesorabile da cui è
ormai tradizione attingere a piene mani, ed averne altrettanto piene le...'tasche'!
"Patto per la città" o...patto col diavolo? Chi non ricorda il nome di una delle tante
indimenticabili liste cittadine concorrenti alla gloria amministrativa di quattro anni or
sono? E, a proposito di patti, quanti tra i più fantasiosi si sorprenderebbero nel
leggerci una stretta parentela magari con i protagonisti dei tristi episodi 'faustiani' di
Marlowe e Goethe, senza tralasciare il 'dandy' Dorian di Oscar Wilde ? Si sa che
favole e racconti di tutti i tempi - specie se pieni di suspance, patti soprannaturali, e
una sottile punta di noir - hanno funto da irresistibile calamita per intere generazioni
di ubriachi lettori incalliti, ma che lo stesso debba fare il programma amministrativo
di un comune...proprio non lo possiamo accettare!
Ma tra un romanzo qua e un racconto là in pieno stile gotico, noir, e horror, ecco che
per la mannaia del boia, ci passa, in questi giorni, la 'semina' elettorale di FdI - AN,
preda dell'ira funesta di tanti comuni estimatori del buon senso 'new age' che da un
po' suonano il disco traballante del 'no campagna elettorale anticipata' come se questa
fosse un virus probabilmente contrastabile col tredicesimo vaccino dei dodici già
obbligatori in Italia per frequentare le scuole, o addirittura un eventuale ottavo
peccato, new entry tra i già sette capitali.
D'altronde, chiunque abbia dimestichezza con semina e roba agricola, sa che è la
pazienza del tempo a portare i buoni frutti, e lo stesso si consenta di farlo valere per
chi - vecchio, nuovo, o in embrione - voglia mostrare la buona volontà di operare
"come natura crea"! Dunque: chi semina raccoglie, e chi ben comincia - soprattutto se
con il piede giusto - è già a metà dell'opera. Questi, i due slogan papabili che ben si
sposano con l'intento dell'operato che FdI-AN sta portando avanti puntando sulla
fiducia dei cittadini, quanto di più basilare per guidare il territorio sul filo della buona
politica, la politica del fare, del progettare, del collaborare, del comunicare, e forse
per la prima volta dopo tempo, la politica della tutela degli interessi del collettivo, e
per giungere ai quali, pazienza e una lunga semina sono tra gli ingredienti necessari
perché si 'raccolga' bene.
Nessuno ha l'esclusiva della verità assoluta, nessun narratore onnisciente o indovino
provetto o improvvisato come da copione, ma il recente passato armerino ha la virtù
di parlare chiaro: troppo poca l'attenzione prestata alla cosa pubblica, troppo poca la
dinamicità nella gestione del rapporto col cittadino, assolutamente scarso e da
bocciare l'interesse per un ritorno d'immagine, perso per sempre il diritto alla cura dei
particolari in un luogo in cui è il dettaglio a fare la differenza. Ed è in quest'elenco di
fallimenti a buon mercato che si rintracciano le priorità che il partito, al servizio della
città e del territorio, persegue coadiuvato dall'incessante attività dei suoi
rappresentanti, sempre alla ricerca di soluzioni a problematiche che in negli ultimi
periodi hanno contribuito pesantemente al tracollo locale.
Sono ancora nell'aria gli echi della candidatura della nostra città a capitale della
cultura, che mi viene in mente che è da poco più di un mese trascorsa la performance
- curata nell'organizzazione dal Prof Tudisco - di Pietrangelo Buttafuoco al Teatro
Garibaldi, il quale, raccontando di amore e morte come valori nella Sicilia delle
tradizioni ancestrali di cui siamo figli, ha purtroppo sofferto di una alquanto scadente
partecipazione di pubblico armerino. Avrebbero avuto, i piazzesi, con buona
probabilità, occasione di riflettere su due delle colonne portanti del vivere individuale
e comune, dando manforte alla loro identità culturale, nonché - offrendosi alla libera
partecipazione - di valutare sulla maniera di coniugare l'amore per la propria città - in
questo caso rappresentata dall'attiva partecipazione alla vita pubblica - con la morte
dei valori acuita dalle finte prospettive correnti che in tanti vogliono propinarci.
E tra 'ladri' e 'padroni di casa' che a convenienza si scambiano i ruoli, in questo anno
antecedente il nostro prossimo passaggio al grido di "Le Roi est mort", la differenza
tra chi semina e chi promette la luna - acrobata degli specchi rotti e abile costumista
del 'cambiacasacca' - si fa ben rappresentare dai versi di un pilastro dell'ormai
trascurata cultura piazzese, il poeta galloitalico Carmelo Scibona.
Fratelli, amici, cari elettori
ormai ritorno fra voi, Signori.
Il mio programma è tale e quale
quale conviensi a un radicale.
Sono monarchico, son socialista,
son pure anarchico e sanfedista.
Parvi incredibile ma il fatto è vero
son candidato del ministero.
Giolittiano non so il perché
Repubblicano devoto al Re.
Avrò vittoria senza pensieri
Ho mille voti, tolti gli zeri.
Avanti, o popolo, che gran contento!
Le porte m'aprono del parlamento.
Sarò del centro, di chi amministra
sarò di destra e di sinistra.
Cilindro o gibus, sopraccessorio
ne godrà certo Montecitorio.
Se a me darete il medaglino
darò la croce a Pasqualino.
Ogni crociato, ogni dottore
farò Totò commendatore.
Se mi dicono che son delfino,
ma se mi gridano fuori Lillino,
Io me ne frego, non son minchione
berrò sollecito il mio fiascone.
Ambra Taormina